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Caratteristiche Diamanti

STORIA DEL DIAMANTE
 
Dicono che l'indistruttibilità sia la sua più importante qualità: “indomabile” è infatti la traduzione della parola greca “adàamanta”, termine composto dalla “a” privativa e dal verbo “damac”,ossia, “domare”. Impossibile da lavorare, scalfire o distruggere: per
queste ragioni, essere padroni di una tale materia conferiva lustro e potere al suo possessore.
Conosciuto sin dal 3000 a.C. nella terra del sol Levante, è comparso in Occidente con le spedizioni di Alessandro Magno, diffondendosi come merce estremamente rara e, pertanto, dall'ottima commerciabilità. Fino al XVII secolo le estrazioni di diamanti si sono
concentrate principalmente nei bacini alluvionali dell'India, per essere spostate successivamente in Brasile e in Sudamerica.
Tuttavia, la scoperta più importante è quella avvenuta in Sudafrica, nei camini dei vulcani spenti: è lì che sono stati rivenuti i primi diamanti, precisamente nella città di Kimberley (da cui prende il nome la roccia madre dei diamanti, la kimberlite). Grazie a
questa rivelazione, il Sudafrica diviene il più importante centro di estrazione di diamanti a livello mondiale, eclissando l'India.
Nel corso del tempo, grazie alle migliorie apportate alle tecniche di taglio e rifinitura della gemma e, con la scoperta avvenuta nel XIX secolo che permise di dimostrare la composizione chimica di carbonio propria del diamante, la sua fama si è diffusa in tutto il mondo.
Ancora oggi, la pietra preziosa per eccellenza è, indiscutibilmente, il diamante. 
 
LE “4C”: caratteristiche del diamante
 
Nel corso degli anni '70, nel bel mezzo della crisi economica per i paesi industrializzati, i paesi Arabi, traboccanti di liquidità finanziare, hanno iniziato ad investire in diamanti. Ben presto divenne necessario classificare la pietra secondo criteri validi ed universalmente riconosciuti; a questo proposito, l'International Diamond Council emanò delle norme UNI, quelle che oggi sono utilizzate come parametro di giudizio in tutto il mondo: le 4 C del diamante. 
 
 
1. CARATO
 
La prima caratteristica da prendere in considerazione è il carato della pietra, cioè la sua unità di peso: un carato corrisponde a 0,20 grammi. Per peso di un diamante si intende la misura della circonferenza della gemma, cioè il suo diametro. Il suo nome deriva dal seme di carruba, utilizzato come contrappeso nelle bilancine durante la misurazione del peso delle pietre preziose.

2. COLORE
 
A definire il colore di un diamante è la presenza, all'interno della sua composizione chimica, di elementi estranei al carbonio. La scala rappresentativa dei colori di un diamante va dal bianco azzurrato al giallastro: il diamante dal più alto valore è quello “puro”, ed è di un bianco brillante (detto anche D color). Il colore giallo, invece, è determinato dalla presenza di una maggiore o minore quantità di azoto. Tutti i colori estranei allo spettro precedentemente descritto sono definiti “fancy”: la fantasia di questi colori (verde, rosa, malva,blu),dal fascino raro, contribuisce ad accrescere il valore della gemma.

3. TAGLIO
 
Il taglio è forse la caratteristica più importante tra quelle fin'ora esposte: è infatti quest'ultima operazione a determinare il valore effettivo del diamante. Processo altamente tecnico e delicato svolto dall'uomo, il taglio fa riferimento alle proporzioni, alla simmetria della pietra e al suo processo di lucidatura. Le proporzioni del diamante fanno riferimento al rapporto ottimale che è possibile realizzare tra grandezza, forma ed angoli di ogni sfaccettatura della pietra; naturalmente, le diverse combinazioni di
queste tre caratteristiche possono determinare differenti relazioni tra il diamante e la luce. Partendo da un diamante grezzo, il taglio ottimale della pietra è quello che mantiene il massimo di materia possibile. Le caratteristiche della simmetria sono esaminate attraverso una lente 10x: il criterio di analisi riguarda la frequenza e la visibilità delle stesse.
Infine, la brillantezza del diamante dipende anche dalla sua lucidatura, operazione che influenza il modo in cui la luce viene riflessa dal diamante stesso e, di conseguenza, il suo valore complessivo.

4. PUREZZA
 
Il livello di purezza di un diamante varia in base alla maggiore o minore presenza di inclusioni. Le inclusioni (possibili deformazioni causate da incidenti che la pietra ha subito durante il suo processo di formazione), rendono le gemme uniche ed irripetibili;
tuttavia, la loro presenza incide irrimediabilmente sul valore finale del diamante. Se analizzando una pietra con una lente 10x non è visibile alcuna inclusione, la purezza del diamante può essere definita “perfetta”.
 
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